Salvatore Oppo
sindaco di Borgotaro


A sinistra, Renato Ponzini
ex professionista Valtarese


Renato Ponzini
ex professionista Valtarese


Marco Pastonesi


Sullo sfondo, Lauro Grazioli


Marco Pastonesi

mentre ascolta i racconti
delle vecchie glorie


Pierluigi Ferrari


Marco Pastonesi

incanta la platea


Marco Pastonesi


Giuseppe Castelnovi


Fratel Candido,

ex compagno di studi di Raschi


Fratel Candido


Ercole Gualazzini


Ercole Gualazzini


Alberto Michelotti


Roberto Vallardi
Edit Vallardi

 

 

 


Sabato 14 marzo 2009, presso la sala congressi della Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno di Borgotaro, è stato presentato il libro “Bella è la sera…”, dedicato al grande giornalista, nostro concittadino, Bruno Raschi. “Bella è la sera…” è il frutto del talento e della passione di Marco Pastonesi, giornalista di “Gazzetta dello Sport”, che ha trovato sostegno in Giuseppe Castelnovi, collega genovese autore di “Tutto Coppi”, premio Emilio De Martino anno 2000. All’evento, hanno partecipato il borgotarese Pierluigi Ferrari (Vicepresidente della Provincia di Parma), Fratel Candido, il sindaco di Borgotaro Salvatore Oppo ed ex ciclisti professionisti che conobbero Bruno Raschi durante le corse (fra questi, il parmense Ercole Gualazzini, 2 tappe al Tour de France e 5 al Giro d’Italia, Pietro Bartesotti e Lauro Grazioli).

Il sindaco Oppo ha dato il via al pomeriggio dedicato al ricordo di Raschi, citando un simbolo che lega il giornalista borgotarese alla sua valle e al suo paese: la fonte del torrente Tarodine. Il Tarodine, che scende per l’ultimo tratto dalle pendici del Passo Brattello, rappresenta l’icona dell’amore che Raschi nutriva per il suo paese e che portava nel cuore quando si trovava lontano per seguire la sua smisurata passione per il giornalismo sportivo. Il sindaco ha ricordato come l’acqua del torrente Tarodine fosse descritta quasi miracolosa e questo, Raschi lo scrisse anche sul giornale come vero e proprio atto d’amore. Nei piani della amministrazione comunale è prevista la ristrutturazione della fonte che Bruno Raschi raccontò con il suo immenso talento rendendo, per un periodo, celebre il nostro paese.

Le parole di Pierluigi Ferrari, che conobbe il “maestro”, sono risultate brevi e coincise volendo sottolineare due elementi distintivi che resero Bruno Raschi indimenticabile: stile e umanità. Il Vicepresidente della Provincia non è andato oltre, quasi a voler lasciare nella memoria della platea, quelle due magiche parole, sfruttando evidenti doti di sintesi, in questo caso favorite dai ricordi diretti di Bruno Raschi. Continuando la lettura, apprezzerete l’intervento di Pierluigi Ferrari.

Fratel Candido, che fu compagno di studi di Raschi, ha condiviso con la platea una commovente manifestazione di affetto per Bruno unendovi i ricordi del compianto Cannavò, scomparso poche settimane fa (22 febbraio 2009). L’affetto sincero lo si coglie ancora se espresso con semplici parole e l’attimo in cui ricordò che Candido Cannavò spesso diceva che gli mancava la voce di Raschi, quella espressione ha valso la grandiosa immagine di una persona molto speciale. A Cannavò mancava la voce di Raschi perché ammaliava e non aveva il ben che minimo bisogno di essere trasmessa con il microfono. È per questo motivo che Fratel Candido ha esordito lasciando il microfono sul tavolo. Candido Cannavò riconosceva in Bruno “l’ultimo cantore del ciclismo” e la parola cantore associata alla figura di giornalista, penso sia la più grande espressione delle capacità che Raschi regalò a tutti coloro che ebbero la fortuna di leggero in prima uscita.

Giuseppe Castelnovi non ha speso molte parole nel ricordo del suo collega ma ha sottolineato come, ancora una volta, nel più profondo dell’animo di Raschi, fosse entusiasmante la sua immagine della fonte del torrente Tarodine, quasi lo confortasse durante il suo tragitto professionale. Nel libro è stata pubblicata la foto di una bambina al fianco della ormai celebre fonte; la stessa ha partecipato all’incontro, raccontando come quell’acqua fosse così estasiante. L’intervento del dott. Vallardi, editore del libro, è stato molto significativo in quanto ha affermato che al tempo di Bruno Raschi vi erano molti giornalisti ma quest’ultimo scriveva del “dietro le quinte”, tutto ciò che non era illuminato dai riflettori, sorprendendo il lato umano degli atleti e di chi li assisteva, quando questo era più scoperto. Non è da poco. Vallardi ha fatto un irrinunciabile paragone con il mondo di oggi e lascio a voi immaginare quali possono essere state le differenze citate; una su tutte, la velocità di azione. Sicuramente, Bruno Raschi non badò al colpo di teatro ma piuttosto sfruttò il suo grande senso nel cogliere gli aspetti umani, sopperendo alla diffusa tendenza di far rumore per avere successo. Il procedere lento della quotidianità nel suo paese, credo, gli portò grande consiglio. Marco Pastonesi, è stato riconosciuto dal dott. Vallardi come figura più prossima a Bruno Raschi.

Marco Pastonesi ha sicuramente animato il pomeriggio. Il giornalista de “La Gazzetta” ha ricordato come Cannavò era talmente normale che risultava diversissimo dagli altri, di un'altra statura. Un aneddoto di vita vissuta ha fatto letteralmente esplodere l'ilarità della sala. Pastonesi raccontò quando in una tappa assolata del Giro di Italia di qualche anno fa, decise con alcuni colleghi di anticipare la carovana per trovare refrigerio in un fugace bagno al mare. L’invito fu esteso anche a Candido Cannavò ma con fare distinto, non diede risposta, quasi a non voler tradire quanto condividesse il pensiero. Insomma, alla fine si trovarono tutti in riva al mare in compagnia di un Cannavò che indossava il costume imprestato volontariamente dal padrone dei bagni. In pochi attimi, arrivò la carovana mentre il drappello di improvvisati bagnanti si trovava lungo la strada. Sapete che fra le prime macchine della carovana vi è quella del direttore di corsa in cui normalmente svetta dal tetto l’avvocato Castellano. Quasi come in una scena da film comico, da bordo strada si levò un “MIIINCHIA!”, espresso con un certo imbarazzo da Cannavò dopo aver riconosciuto la figura dell’avvocato.

Ne vale la pena se vi racconto un paio di aneddoti di Bruno Raschi. Ezio Graziani di Busto Arsizio fu un rugbista, quindi un “omone”, ma soprattutto era l’angelo custode di Raschi. Durante un Giro d’Italia, al termine di una tappa, la stampa trovò posto in una scuola e quindi le classi erano occupate dai giornalisti. Il banco del professore, quella sera, era occupato da Bonera. Ricordando la stazza di Graziani, Bonera fu letteralmente alzato dal suo posto per fare spazio al professore Raschi in quanto era il posto che non poteva trovare altro occupante. La foto di copertina, ritrae Raschi in quel momento, assorto nella composizione dell’articolo. Di fronte a lui, come fossero tanti scolari, la restante parte della stampa! Pastonesi Racconta come Raschi non aveva bisogno di revisionare l’articolo, scriveva di getto e quando sfilava il foglio dalla macchina da scrivere, si muoveva un intero mondo che assaporava il racconto della tappa. Il foglio veniva consegnato a Graziani ma letto al telefono da Bonera. L’angelo custode di Raschi voleva puntualmente assicurarsi che Bonera leggesse con la giusta enfasi la preziosa cronaca del “divino”, altrimenti… Il secondo aneddoto che ci serve a descrivere il personaggio, racconta di un incontro di pugilato fra Puddu e Freeman. Pastonesi racconta che Raschi era un ottimo conoscente della box e per quell’incontro, forse perché aveva a disposizione tempo libero, partecipò fra il pubblico. Radaelli, vedendolo entrare, si alzò e immediatamente offrì al “professore” il suo posto che si trovava in prima fila. In quell’esatto momento, i contendenti del match entravano e Raschi, alla vista dei due, rifiutò immediatamente l’invito di Radaelli e si mise alcune file di posti più indietro. L’incontro non ebbe storia in quanto a Puddu bastarono pochi colpi per annientare Freeman il quale veniva tenuto in piedi dal pugile sardo, stringendolo fra le braccia. Al secondo round, Freeman cadde al tappeto scatenando l’ira degli spettatori che iniziarono a lanciare ogni qualità di frutta e verdura sul ring. Gli spettatori in prima fila furono letteralmente inondati dal lancio delle verdure! Evidentemente, Raschi capì al volo l’esito del match prima del suo inizio!

Michelotti, noto arbitro internazionale di Parma, raccontò come l’incontro con Raschi gli cambiò la vita. Alberto Michelotti raccontò che crebbe in una famiglia molto povera dell’oltre torrente di Parma e la sua infanzia fu caratterizzata da un modus vivendi particolarmente movimentato; il suo forte carattere lo portava a prevalere sugli avversari, anche con gesti fisici. Borgotaro lo ospitò alcune estati durate le quali conobbe Bruno Raschi. Raschi vide subito attraverso il giovane e riuscì a colpire laddove Michelotti si sentiva probabilmente più a disagio, regalandogli una condivisione di sapere e soprattutto gli indicò un nuovo modo di affrontare le emozioni e quindi la vita. “Prima di tutto, abbassa le mani!” fu l’insegnamento ricevuto da Bruno “…e poi rispetto”. Durante il suo intervento, Michelotti ha comunicato a chiare lettere che la figura di Bruno Raschi lo aiutò in modo decisivo a capire come affrontare alcuni aspetti della vita.

Concludendo molto brevemente, ho avuto l’ennesima prova che il mio illustre concittadino potrebbe rappresentare un esempio di umanità e onestà intellettuale, particolarmente prezioso alle nuove generazioni, oggi impegnate in una pacata lotta contro l’immobilismo intellettuale e la faciloneria di pensiero.

In un epoca in cui prevale il disaccordo, le diversificate e conflittuali visioni dei fenomeni, a partire dai più elementari, è unanime il pensiero che associa a Bruno Raschi gli appellativi di: “divino”, “maestro”, “cantore”…

Inoltre, ha impressionato come Marco Pastonesi divorava ad occhi sbarrati i racconti di chi il ciclismo lo ha vissuto, coloro che hanno con noi condiviso alcuni loro momenti speciali o particolari.

Bella è la sera”
di Marco Pastonesi, Giuseppe Castelnovi
edito da Edit Vallardi

Daniele,
16 marzo 2009