Sabato 14 marzo 2009, presso la sala congressi della Comunità
Montana delle Valli del Taro e del Ceno di Borgotaro, è stato
presentato il libro “Bella è la sera…”, dedicato al grande
giornalista, nostro concittadino, Bruno Raschi. “Bella è la
sera…” è il frutto del talento e della passione di Marco
Pastonesi, giornalista di “Gazzetta dello Sport”, che ha trovato
sostegno in Giuseppe Castelnovi, collega genovese autore di
“Tutto Coppi”, premio Emilio De Martino anno 2000. All’evento, hanno
partecipato il borgotarese Pierluigi Ferrari (Vicepresidente della
Provincia di Parma), Fratel Candido, il sindaco di Borgotaro
Salvatore Oppo ed ex ciclisti professionisti che conobbero Bruno
Raschi durante le corse (fra questi, il parmense
Ercole Gualazzini,
2 tappe al Tour de France e 5 al Giro d’Italia, Pietro Bartesotti e
Lauro Grazioli).
Il sindaco Oppo ha dato il via al
pomeriggio dedicato al ricordo di Raschi, citando un simbolo che
lega il giornalista borgotarese alla sua valle e al suo paese: la
fonte del torrente Tarodine. Il Tarodine, che scende per
l’ultimo tratto dalle pendici del Passo Brattello, rappresenta
l’icona dell’amore che Raschi nutriva per il suo paese e che portava
nel cuore quando si trovava lontano per seguire la sua smisurata
passione per il giornalismo sportivo. Il sindaco ha ricordato come
l’acqua del torrente Tarodine fosse descritta quasi miracolosa e
questo, Raschi lo scrisse anche sul giornale come vero e proprio
atto d’amore. Nei piani della amministrazione comunale è prevista la
ristrutturazione della fonte che Bruno Raschi raccontò con il suo
immenso talento rendendo, per un periodo, celebre il nostro paese.
Le parole di Pierluigi Ferrari,
che conobbe il “maestro”, sono risultate brevi e coincise volendo
sottolineare due elementi distintivi che resero Bruno Raschi
indimenticabile: stile e umanità. Il Vicepresidente della Provincia
non è andato oltre, quasi a voler lasciare nella memoria della
platea, quelle due magiche parole, sfruttando evidenti doti di
sintesi, in questo caso favorite dai ricordi diretti di Bruno
Raschi. Continuando la lettura, apprezzerete l’intervento di
Pierluigi Ferrari.
Fratel Candido, che fu compagno
di studi di Raschi, ha condiviso con la platea una commovente
manifestazione di affetto per Bruno unendovi i ricordi del compianto
Cannavò, scomparso poche settimane fa (22 febbraio 2009). L’affetto
sincero lo si coglie ancora se espresso con semplici parole e
l’attimo in cui ricordò che Candido Cannavò spesso diceva che
gli mancava la voce di Raschi, quella espressione ha valso la
grandiosa immagine di una persona molto speciale. A Cannavò mancava
la voce di Raschi perché ammaliava e non aveva il ben che minimo
bisogno di essere trasmessa con il microfono. È per questo motivo
che Fratel Candido ha esordito lasciando il microfono sul tavolo.
Candido Cannavò riconosceva in Bruno “l’ultimo cantore del ciclismo”
e la parola cantore associata alla figura di giornalista, penso sia
la più grande espressione delle capacità che Raschi regalò a tutti
coloro che ebbero la fortuna di leggero in prima uscita.
Giuseppe Castelnovi non ha speso
molte parole nel ricordo del suo collega ma ha sottolineato come,
ancora una volta, nel più profondo dell’animo di Raschi, fosse
entusiasmante la sua immagine della fonte del torrente Tarodine,
quasi lo confortasse durante il suo tragitto professionale. Nel
libro è stata pubblicata la foto di una bambina al fianco della
ormai celebre fonte; la stessa ha partecipato all’incontro,
raccontando come quell’acqua fosse così estasiante. L’intervento del
dott. Vallardi, editore del libro, è stato molto
significativo in quanto ha affermato che al tempo di Bruno Raschi vi
erano molti giornalisti ma quest’ultimo scriveva del “dietro le
quinte”, tutto ciò che non era illuminato dai riflettori,
sorprendendo il lato umano degli atleti e di chi li assisteva,
quando questo era più scoperto. Non è da poco. Vallardi ha fatto un
irrinunciabile paragone con il mondo di oggi e lascio a voi
immaginare quali possono essere state le differenze citate; una su
tutte, la velocità di azione. Sicuramente, Bruno Raschi non badò al
colpo di teatro ma piuttosto sfruttò il suo grande senso nel
cogliere gli aspetti umani, sopperendo alla diffusa tendenza di far
rumore per avere successo. Il procedere lento della quotidianità nel
suo paese, credo, gli portò grande consiglio. Marco Pastonesi, è
stato riconosciuto dal dott. Vallardi come figura più prossima a
Bruno Raschi.
Marco Pastonesi ha sicuramente
animato il pomeriggio. Il giornalista de “La Gazzetta” ha ricordato
come Cannavò era talmente normale che risultava diversissimo dagli
altri, di un'altra statura. Un aneddoto di vita vissuta ha fatto
letteralmente esplodere l'ilarità della sala. Pastonesi raccontò
quando in una tappa assolata del Giro di Italia di qualche anno fa,
decise con alcuni colleghi di anticipare la carovana per trovare
refrigerio in un fugace bagno al mare. L’invito fu esteso anche a
Candido Cannavò ma con fare distinto, non diede risposta, quasi a
non voler tradire quanto condividesse il pensiero. Insomma, alla
fine si trovarono tutti in riva al mare in compagnia di un Cannavò
che indossava il costume imprestato volontariamente dal padrone dei
bagni. In pochi attimi, arrivò la carovana mentre il drappello di
improvvisati bagnanti si trovava lungo la strada. Sapete che fra le
prime macchine della carovana vi è quella del direttore di corsa in
cui normalmente svetta dal tetto l’avvocato Castellano. Quasi come
in una scena da film comico, da bordo strada si levò un “MIIINCHIA!”,
espresso con un certo imbarazzo da Cannavò dopo aver riconosciuto la
figura dell’avvocato.
Ne vale la pena se vi racconto un paio
di aneddoti di Bruno Raschi. Ezio Graziani di Busto Arsizio
fu un rugbista, quindi un “omone”, ma soprattutto era l’angelo
custode di Raschi. Durante un Giro d’Italia, al termine di una
tappa, la stampa trovò posto in una scuola e quindi le classi erano
occupate dai giornalisti. Il banco del professore, quella sera, era
occupato da Bonera. Ricordando la stazza di Graziani, Bonera
fu letteralmente alzato dal suo posto per fare spazio al professore
Raschi in quanto era il posto che non poteva trovare altro
occupante. La foto di copertina, ritrae Raschi in quel momento,
assorto nella composizione dell’articolo. Di fronte a lui, come
fossero tanti scolari, la restante parte della stampa! Pastonesi
Racconta come Raschi non aveva bisogno di revisionare l’articolo,
scriveva di getto e quando sfilava il foglio dalla macchina da
scrivere, si muoveva un intero mondo che assaporava il racconto
della tappa. Il foglio veniva consegnato a Graziani ma letto al
telefono da Bonera. L’angelo custode di Raschi voleva puntualmente
assicurarsi che Bonera leggesse con la giusta enfasi la preziosa
cronaca del “divino”, altrimenti… Il secondo aneddoto che ci serve a
descrivere il personaggio, racconta di un incontro di pugilato fra
Puddu e Freeman. Pastonesi racconta che Raschi era un ottimo
conoscente della box e per quell’incontro, forse perché aveva a
disposizione tempo libero, partecipò fra il pubblico. Radaelli,
vedendolo entrare, si alzò e immediatamente offrì al “professore” il
suo posto che si trovava in prima fila. In quell’esatto momento, i
contendenti del match entravano e Raschi, alla vista dei due,
rifiutò immediatamente l’invito di Radaelli e si mise alcune file di
posti più indietro. L’incontro non ebbe storia in quanto a Puddu
bastarono pochi colpi per annientare Freeman il quale veniva tenuto
in piedi dal pugile sardo, stringendolo fra le braccia. Al secondo
round, Freeman cadde al tappeto scatenando l’ira degli spettatori
che iniziarono a lanciare ogni qualità di frutta e verdura sul ring.
Gli spettatori in prima fila furono letteralmente inondati dal
lancio delle verdure! Evidentemente, Raschi capì al volo l’esito del
match prima del suo inizio!
Michelotti, noto arbitro
internazionale di Parma, raccontò come l’incontro con Raschi gli
cambiò la vita. Alberto Michelotti raccontò che crebbe in una
famiglia molto povera dell’oltre torrente di Parma e la sua infanzia
fu caratterizzata da un modus vivendi particolarmente movimentato;
il suo forte carattere lo portava a prevalere sugli avversari, anche
con gesti fisici. Borgotaro lo ospitò alcune estati durate le quali
conobbe Bruno Raschi. Raschi vide subito attraverso il giovane e
riuscì a colpire laddove Michelotti si sentiva probabilmente più a
disagio, regalandogli una condivisione di sapere e soprattutto gli
indicò un nuovo modo di affrontare le emozioni e quindi la vita.
“Prima di tutto, abbassa le mani!” fu l’insegnamento ricevuto da
Bruno “…e poi rispetto”. Durante il suo intervento, Michelotti ha
comunicato a chiare lettere che la figura di Bruno Raschi lo aiutò
in modo decisivo a capire come affrontare alcuni aspetti della vita.
Concludendo molto brevemente, ho
avuto l’ennesima prova che il mio illustre concittadino potrebbe
rappresentare un esempio di umanità e onestà intellettuale,
particolarmente prezioso alle nuove generazioni, oggi impegnate in
una pacata lotta contro l’immobilismo intellettuale e la faciloneria
di pensiero.
In un epoca in cui prevale il
disaccordo, le diversificate e conflittuali visioni dei fenomeni, a
partire dai più elementari, è unanime il pensiero che associa a
Bruno Raschi gli appellativi di: “divino”, “maestro”,
“cantore”…
Inoltre, ha impressionato come Marco
Pastonesi divorava ad occhi sbarrati i racconti di chi il ciclismo
lo ha vissuto, coloro che hanno con noi condiviso alcuni loro
momenti speciali o particolari.
“Bella
è la sera”
di Marco Pastonesi, Giuseppe Castelnovi
edito da Edit Vallardi
Daniele,
16 marzo 2009